Ex Novo Musica 2009

Suoni e spazi immaginari

Venezia Fondazione Giorgio Cini, Isola di S. Giorgio
Mercoledì 11 Novembre 2009 - 18:00
 

 

Claudio Ambrosini
Claudio Ambrosini

Claudio Ambrosini, direttore

Alvise Vidolin, Simone Conforti regia del suono e live electronics

Aldo Orvieto, pianoforte


Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri, flauto

Alessandro Baccini, oboe

Davide Teodoro, clarinetto

Carlo Lazari, violino

Carlo Teodoro, violoncello

Carlo Miotto, percussioni


In collaborazione con l’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini.


Programma

Ivan Fedele (1953)

Due notturni con figura, (2007) per pianoforte ed elettronica


Alvin Lucier (1931)

Risonanza (1982) per flauto, oboe, clarinetto e oggetto risonante

Dedicato all’Ex Novo Ensemble

Versione di Claudio Ambrosini e Alvise Vidolin (2009)

Prima esecuzione assoluta della nuova versione


Claudio Ambrosini (1948)

Il satellite sereno (a Bruno Maderna) (1989)

per flauto, oboe, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte, percussioni ed elettronica


Luca Francesconi (1956)

Strade parallele (2007) per flauto, clarinetto basso, violino, violoncello, pianoforte, percussioni, elettronica e video d’apres un’intervista di Norberto Bobbio

Video di Luca Scarzella e Francesco Lupi Timini / Stalkervideo

 

Informazioni sulla rassegna


 

Ivan Fedele

Ivan Fedele, Due notturni con figura (2007)

 

Il titolo vorrebbe evocare un’atmosfera particolare, una notte “sommersa” in assenza di rifrazione di luce, richiamata anche nei riferimenti poetico-musicali dei Due notturni: il primo è un omaggio a George Crumb e al suo Vox balenae, il secondo a La cathédrale engloutie di Claude Debussy.

Dal punto di vista tecnico, ma conseguentemente con implicanze poetiche, tutta la parte dell’elettronica è ricavata dal suono del pianoforte o prodotto all’interno della cordiera in vari modi (strofinamento, percussione, etc.), o, quando si tratta di live electronics, con modalità di trattamento del suono in tempo reale che privilegia il morphing, la sintesi granulare, la spazializzazione, l’harmonizer, etc. La “figura” di cui parla il titolo è il pianoforte, inteso come un “soggetto” che si muove nell’ambito di un “paesaggio” sonoro dato dall’elettronica. La disposizione degli altoparlanti crea uno spazio geometrico (in realtà un parallelepipedo), all’interno del quale è posto il pianoforte che si trova così “immerso” in una scatola-ambiente all’interno della quale si svolge la sua azione.
(Ivan Fedele)

 


 

Alvin Lucier

Alvin Lucier, Risonanza (1982)

per Claudio Ambrosini e l’Ex Novo Ensemble

(Riproduciamo nel seguito il manoscritto di Alvin Lucier)


Trovate o costruite un oggetto che possa essere eccitato dal suono e che abbia almeno una frequenza di risonanza nell’estensione degli strumenti del vostro gruppo. Posizionatelo nello spazio della performance in modo che sia equidistante da ciascun esecutore.

Per tutta la durata dell’esecuzione suonate note lunghe sulla frequenza di risonanza più efficace per mettere in vibrazione l’oggetto scelto. Una volta emesso un suono non fare aggiustamenti di intonazione; al contrario lasciate che le discrepanze di intonazione causino percepibili battimenti e altri fenomeni acustici fra gli strumenti e l’oggetto risonante. Suonate abbastanza piano da permettere che il suono dell’oggetto risonante possa essere udito. Scalate la respirazione in modo che almeno uno strumento stia sempre suonando.

 

            Opzione 1:            Amplificate l’oggetto risonante

            Opzione 2:            Amplificate gli strumenti

             Opzione 3:            Collegate un oscillatore ad onde pure sinusoidali ad un amplificatore o un altoparlante. Accordatelo alla frequenza di risonanza dell’oggetto. Per tutta la durata dell’esecuzione lasciatelo suonare continuamente, eccitando l’oggetto come se fosse un quarto esecutore, che non respira .

 

Alvin Lucier, 27/3/82, Middletown, CT



 

ambrosguardo2web
Claudio Ambrosini

Claudio Ambrosini, Il satellite sereno (a Bruno Maderna) (1989)


Il satellite sereno è una sorta di riscrittura-di-una-riscrittura o, meglio, un esercizio di riappropriazione o, forse meglio ancora, un omaggio/divertissement, un gioco in famiglia. La famiglia è quella della Venezia musicale degli anni  (fine)’60 - (fine)’80; il gioco, quello di passarsi la consegna da una generazione all'altra. Questa la storia: nel 1969 Bruno Maderna scrisse (e diresse, a Darmstadt, in occasione del primo lancio nello spazio di un satellite europeo) la Serenata per un satellite, pezzo tra i suoi più noti e fortunati. E' un lavoro - un capolavoro - del genere aleatorio , aperto, in cui l'interprete è chiamato a definire un proprio percorso esecutivo, a decidere come muoversi fra la ventina di frammenti disseminati sull'unica pagina di cui consta l'opera. Poi Bruno prematuramente morì e la Serenata continuò il suo volo intorno al mondo finché nel 1985 non decisi, per i miei concerti con l'Ex Novo Ensemble, di fissare nel dettaglio, in una partitura, la mia versione di quell'anno. Come una foto d'epoca. Come il referto grafico di una registrazione sonora. Era infatti una versione molto “arricchita” e in cui avevo volontariamente inserito, in tutti gli interstizi possibili, le novità musicali nate dopo la scomparsa di Maderna, anche per evidenziare il concetto di aggiornamento, di evoluzione che ritengo sia geneticamente insito in quasiasi pratica “aperta”, in progress. E così l'abbiamo eseguita, un po' qua e un po' là, in Europa e anche in America, per vari anni. Poi, nel 1989, Mario Messinis mi invitò a partecipare con un nuovo lavoro ad una serie di concerti che aveva progettato in onore di Maderna, per la RAI di Milano. Quale occasione migliore per verificare se, dopo tante esecuzioni ed omaggi, il satellite si fosse finalmente “rasserenato”? Il satellite sereno è dunque un lavoro a specchio, o “a rimbalzo”, che contiene cioè tutte le cose (tecniche strumentali e processi compositivi) che avevo aggiunto all'originale maderniano e di cui, in quest'occasione, con fare sorridente mi riappropriavo.

Augurandomi uno sguardo altrettanto divertito da parte di Bruno ed un verdetto benevolo dal suo divino orecchio: onniascoltante, come direbbe Giuliano Scabia.
(Claudio Ambrosini)

 


Luca Francesconi
Luca Francesconi, Strade parallele (2007) d’apres un’intervista di Norberto Bobbio

Come ascoltare le parole nette, chiare, lucide e a un tempo belle e inesorabili di un filosofo come Bobbio attraverso la musica ? E con quali immagini?  Non certo quelle di una intervista televisiva. Ecco allora che fra livello semantico e riflessione politica, approfondimento emotivo dei suoni e immagini si crea l’esigenza di un equilibrio completamente nuovo, da inventare. (Luca Francesconi)

Essere vincolati, nella strutturazione di una drammaturgia video, da un materiale già realizzato e da altri e realizzato in più per un altro mezzo come quello televisivo sembra non essere, a tutta prima, un buon punto di partenza per una progettazione stimolante. L'obbligo nel progetto era infatti partire dalle immagini, e per Francesconi dalle parole, di una intervista a Norberto Bobbio in cui il grande filosofo disegna le difficoltà del complesso rapporto fra politica e lavoro culturale o più semplicemente fra politica ed etica. Come tradurre l'inquadratura fissa al filosofo in qualcosa che fosse  visivamente stimolate e significante per un pubblico che in buona sostanza sarebbe venuto ad assistere ad un concerto? Dopo un iniziale spaesamento dovuto appunto al accostamento di modalità espressive apparentemente inconciliabili ci siamo affidati al messaggio, ai contenuti altissimi e alquanto chiari, del discorso di Bobbio. Le parole del filosofo ci hanno suggerito la possibilità di una strada parallela in cui il contenuto della parola si poteva tradurre in suoni ed immagini in cui la libertà compositiva non tradiva il senso del messaggio ma anzi ne evidenziava, trasfigurandoli ovviamente su un altro piano, alcuni nodi fondamentali. A questo naturalmente va aggiunto un lavoro che potremmo definire più corporeo. Come Francesconi ha lavorato non solo sul contenuto ma anche sul suono della parola così noi siamo stati colpiti dallo sguardo di Bobbio, dalle sue mani, dalla nitida espressività dei suoi gesti del tutto in linea con la trasparenza del suo discorso.
(StalkerVideo)



Biglietti

Concerti presso il Teatro La Fenice, Sale Apollinee e la Fondazione Giorgio Cini:

Interi 15.00 €

Residenti a Venezia 10.00 €

Studenti e soci Tci 5.00 €

Biglietteria Vela: punti vendita e orari

Teatro La Fenice - tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 e un'ora prima dell'inizio degli spettacoli presso il Teatro

Fondazione Giorgio Cini - un'ora prima dell'inizio degli spettacoli.                   

Call Center 041 2424 - acquisto biglietti dalle 09.00 alle 18.00

P. Roma e  Ferrovia Gazebo - tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

Lido S.M. Elisabetta - tutti i giorni dalle 9.00 alle 16.00

Mestre Vesta - via Cardinal Massaia dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00 sabato dalle 08.30 alle 13.00

Dolo e Sottomarina - dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 18.30

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