Ex Novo Musica 2009

B. Martinu e H. Villa-Lobos a cinquant'anni dalla morte

Venezia Teatro La Fenice, Sale Apollinee
Martedì 24 Novembre 2009 - 20:00
 

Ex Novo Ensemble

Geometria, gioco, contrappunto, ricerca timbrica



Ex Novo Ensemble

Davide Teodoro, clarinetto

Luca Lucchetta, clarinetto

Carlo Lazari, violino

Mario Paladin, viola

Carlo Teodoro, violoncello



Programma

Heitor Villa-Lobos (1887-1959)


Deux Choros (bis) (1928) per violino e violoncello

Moderé - Lent


Trio per archi (1945) per violino, viola e violoncello

Allegro - Andante - Scherzo (Vivace) - Allegro preciso e agitato



Bohuslav Martinu (1890 - 1959)


Serenade (1951) per violino, viola violoncello e due clarinetti

Moderato poco allegro - Andante - Scherzo - Adagio /Allegro



Informazioni sulla rassegna


Bohuslav Martinu
Bohuslav Martinu e Heitor Villa-Lobos, dei quali ricorre nel 2009 il cinquantenario della morte, pur provenendo da esperienze affatto differenti, hanno condotto percorsi artistici paralleleli che a tratti hanno finito quasi per lambirsi. Praticamente coetanei, sin dai primi approcci musicali sentono entrambi come fondamento della loro musica la matrice folklorica e popolare; ben radicata nella tradizione slava quella del boemo Martinu, in quella india e latinoamericana, quella del brasiliano Villa-Lobos, il cui sentimento nazionale era forse ulteriormente acuito dal fatto di essere figlio di una donna india; questo lo spingerà, durante tutta la sua parabola artistica, sempre più ad inoltrarsi all'interno di una ricerca della propria lingua madre musicale con risultati autenticamente sorprendenti. Nel 1923 il caso vuole che i nostri musicisti siano a Parigi e qui entrino in contatto con la vita musicale francese: Stravinskij, i  Sei , Satie, subendone l'influenza. Parigi rappresenterà infatti l'occasione per ripensare alla luce delle pressanti istanze dell'avanguardia musicale europea il loro proprio personalissimo linguaggio. Il culto di Bach e l'amore per il contrappunto sono all'origine infatti delle notissime Bachianas Brasileras di Villa-Lobos concepite dal 1930 al 1945 per vari organici orchestrali. Precedenti sono invece i quindici Choros, dove forse l'elemento classico europeizzante è meno presente. Ecco come l'autore stesso li presenta: Choros è una nuova forma di composizione musicale, in cui si aspira a una sintesi dei diversi tipi di musica brasiliana india e popolaresca, e che rispecchia nelle sue parti costitutive il ritmo e le melodie caratteristiche del popolo, melodie che vengono continuamente trasformate dall'ispirazione individuale del compositore. Cinque Choros sono per orchestra sinfonica, mentre gli altri dieci alternano differenti organici cameristici; come nel caso del Choros bis (1928) per violino e violoncello, così definito perché Villa-Lobos aveva concepito una versione integrale con la sequenza di tutti i Choros - che normalmente si eseguono come brani a sé stanti - la quale doveva concludersi, come nella migliore tradizione concertistica, con un bis per violino e violoncello.

Heitor Villa-Lobos
Opera della piena maturità commissionato dalla Fondazione Coolidge è invece il Trio per archi del 1945. Anche per Martinu la solida radice della tradizione classica sarà di grande ispirazione in special modo per la produzione strumentale, informando i lavori orchestrali allo spirito barocco del Concerto grosso sui modelli corelliani e vivaldiani. E proprio questa predilezione per una caratterizzata sonorità cameristica - in fondo il Concerto grosso è una forma che propone una sonorità a metà strada tra il cameristico e il sinfonico - consentirà a Martinu di ottenere quella discorsività fluida e antiretorica presente in tutta la sua produzione, come nel caso del ciclo di Serenate, inaugurata da quella per orchestra da camera, composta nel novembre del 1930 e dedicata a Roussel (con cui tra l'altro Martinu perfezionò i suoi studi di composizione) e seguita nel 1932 da tre Serenate per piccoli organici inusitati (la Prima per clarinetto, corno, 3 violini e viola, la Seconda per 2 violini e viola, la Terza per oboe, clarinetto, 4 violini e violoncello). Appartenente già al periodo americano, la Quarta Serenata del 1951 per 2 clarinetti, violino, viola e violoncello è un opera decisamente pensosa, a tratti percorsa da un intenso lirismo che si affranca completamente dalla leggerezza neoclassica un po' di maniera delle precedenti, pur mantenendo quell'eleganza e quella grazia di fattura che la riconduce nel solco della migliore tradizione europea.
(Davide Teodoro)

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Area d'interesse: Ex Novo Musica 2009

Eventi realizzati in: Teatro La Fenice, Sale Apollinee