Societ Veneziana di Concerti - Stagione di Musica da Camera 2009/2010

Alexander Lonquich, Francesco Tamiati

Venezia Teatro La Fenice
Lunedì 9 Novembre 2009 - 20:00
 

Photo by Thalander
Francesco Tamiati(Photo by Thalander)

Alexander Lonquich, pianoforte e direzione

Francesco Tamiati, tromba

Orchestra di Mantova



Programma


Joseph Haydn
(1732-1809)

Sinfonia in do magg. n.90 (1788)



Dmitrij Šostakovic

(1906-1975)

Concerto n.1 in do minore op.35 per pianoforte con accompagnamento di tromba e orchestra d' archi

Allegretto

Lento

Moderato

Allegro con brio


Alexander Lonquich, pianoforte e direzione

Francesco Tamiati, tromba


Ludwig Van Beethoven

(1770-1827)

Concerto n. 4 in sol maggiore per pianoforte e orchestra Op. 58

Allegro moderato

Andante con moto

Rondò. Vivace – Presto


Alexander Lonquich, pianoforte e direzione



Programma

Biglietti/Abbonamenti


Il Concerto n. 4 in sol maggiore per pianoforte e orchestra Op. 58, di Piero Rattalino

Il Quarto Concerto fu composto tra il 1805 e il 1806. Beethoven lo eseguì nel marzo del 1807, in casa del principe Lobkowitz, e lo presentò al pubblico il 22 dicembre 1808, nel leggendario concerto al Theater an der Wien durante il quale furono eseguite per la prima volta anche la quinta e la sesta Sinfonia. Le cadenze furono improvvisate, mentre le cadenze scritte (tre, in alternativa, per il primo tempo, due per il finale) furono composte nel 1809 circa; tipico dell'umorismo di Beethoven è il titolo, in italiano, di una delle cadenze: “Cadenza (ma senza Cadere)”. Il Concerto fu pubblicato a Vienna nel 1808, con dedica all'arciduca Rodolfo, allievo ed amico di Beethoven. Dopo le prime esecuzioni viennesi si ha notizia di un'esecuzione a Londra, nel 1825, con il pianista

Philip Hambly Cipriani Potter

Philip Hambly Cipriani Potter. Il Concerto raggiunse però solo più tardi la definitiva affermazione, soprattutto per opera di Mendelssohn, che lo eseguì spesso. Nella seconda metà del secolo furono molto lodate le esecuzioni di Brahms, poi quelle di Hans von Bülow, infine quelle di Eugène d'Albert, considerato ai suoi tempi interprete insuperabile del Quarto. Il Quarto fu comunque uno dei primi concerti ad entrare nel repertorio tradizionale di tutti i concertisti internazionali. Il Concerto in Sol maggiore rappresenta il momento più interessante del rapporto dialettico tra Beethoven e la forma del concerto solistico quale si era venuta configurando all'inizio dell'Ottocento. Dopo Mozart, pianisti di successo (Dussek, Steibelt, Hummel) avevano modificato l'equilibrio tra solista e orchestra, sviluppando in alto grado il virtuosismo del solista e limitando i compiti dell'orchestra; il primo tempo del concerto aveva inoltre assunto prevalentemente un tono celebrativo e marziale, con una spiccata predilezione per i ritmi di marcia. La parziale adesione di Beethoven alla tendenza dominante, cioè, in realtà, il rapporto tra Beethoven e il momento storico in cui egli operava, è riscontrabile anche nei suoi concerti per pianoforte, ma appare con maggiore evidenza nel Concerto triplo Op. 56, che potrebbe essere definito come “concerto in stile impero”. Il Concerto Op. 58, scritto circa un anno dopo, rappresenta il rovesciamento di una tendenza storica e il ritorno della forma-concerto alla sfera dell'interiorità, abbandonata dai compositori dopo gli esempi altissimi di Mozart (Concerti K 450, 488, 591). Questo carattere del Concerto Op. 58 è segnato in modo emblematico da una particolarità di struttura, che formalmente rappresenta una assoluta novità: la breve entrata del solista, che nel primo tempo precede l'esposizione orchestrale. Ma il particolare strutturale, di per sé, potrebbe anche significare un'esaltazione del solista: sono invece la scelta dei gruppi tematici e la sonorità, i fattori compositivi che danno al Concerto la fisionomia dell'opera rivoluzionaria.


Nel primo tempo, il ritmo di marcia è limitato a un nucleo tematico secondario, e la scrittura pianistica riesce ad una sonorità di tipo intimistico, dolcemente luminosa e non brillante. Il particolare tono timbrico della sonorità pianistica rappresenta la reazione di Beethoven di fronte al virtuosismo di altri concerti dell'epoca: Beethoven, cioè, non ritorna polemicamente alla tecnica pianistica mozartiana (la parte pianistica del Concerto è infatti molto difficile), ma piega le ultime scoperte dei virtuosi ad estensioni sonore non ancora impiegate nella forma del concerto. In orchestra vengono messi particolarmente in evidenza gli strumenti (piccoli solo di flauto, oboe, fagotto), gli archi non salgono verso il registro acuto, trombe e timpani tacciono. E dalla scrittura strumentale deriva il carattere espressivo del primo tempo, nettamente diverso da quello del quasi contemporaneo primo tempo della quinta Sinfonia, sebbene entrambi i primi tempi siano basati su un analogo impianto ritmico dei rispettivi temi principali. Anche in quel drammatico dialogo che è il secondo tempo, Beethoven trova una sonorità inusitata; l'orchestra è limitata ai soli archi (con un ritorno ad una pratica antica) e il pianoforte suona sempre, tranne che nell'episodio dei trilli, con il pedale “una corda”. Nel finale la crepuscolare malinconia del Concerto diventa un polo dialettico anziché il tono dominante. In orchestra intervengono infatti, sebbene molto raramente, trombe e timpani, e la tecnica pianistica viene usata anche per ottenere sonorità brillantissime: oltre ai momenti che tutti possono notare, richiamiamo l'attenzione su un breve episodio a mani alternate, di sonorità molto incisiva, che si pone in una prospettiva di tecnica prelisztiana. Il solista, per la prima volta nei concerti di Beethoven, termina insieme con l'orchestra. Il mondo storico-sociale, che nei due primi tempi era stato escluso, riappare nel terzo, secondo una dialettica frequentissima nel Beethoven “seconda maniera”: i dubbi di Beethoven sul mondo e sulla società non sono ancora risolti nel senso pessimistico che segnerà la “terza maniera”, e possono venir contraddetti anche in un'opera nettamente orientata contro il momento storico presente. E ci pare probabile, dunque, che sul finale del Concerto in Sol maggiore abbia influito la analoga conclusione ideologica della Leonore (il futuro Fidelio), composta tra il 1804 e il 1805.



Concerto n.1 in do minore op.35 per pianoforte con accompagnamento di tromba e orchestra d' archi di Šostakovic, di Franco Pulcini

 

Shostakovitch foto tratta da www.bkz.sp.ru
Shostakovitch foto tratta da www.bkz.sp.ru

Nell’ambito dei sei concerti per strumento solista e orchestra, distribuiti in vari periodi della produzione, troviamo valori artistici maggiori, giacché il genio di Šostakovic si trova più a suo agio nella forma ampia, mentre stenta ad esprimersi sul piano breve. Il giovanile Primo Concerto per piano Op. 35 è un’opera curiosa a cominciare dall’organico. La dizione originale del titolo era infatti Concerto per pianoforte con accompagnamento di orchestra d’archi e tromba. Nei quattro tempi movimentati di questo lavoro, l’esuberanza gesticolante del giovane Šostakovic ha giusttapposto, in forma di scanzonata rapsodia listziana, alcuni temi da lavori di Beethoven (Appassionata) e Haydn, nonché la melodia di un canto popolare molto in voga in quel tempo. Nell’ a solo per tromba del quarto tempo il compositore usa il tema del finale delle sue musiche inserite nell’opera di Dressel “Il povero Colombo”. L’eterogeneità stilistica è notevole: l’inizio del Lento ha un pizzico di dandismo armonico raveliano, nell’occhieggiare con finezza al repertorio leggero. Il mosaico delle citazioni, realizzato nell’URSS di quegli anni, fa venire in mente un collage di Rodshenko. In questo caso le dichiarazioni del musicista alla stampa, in cui si parla di “vigore e gioia di vivere”, sono perfettamernte credibili. “Voglio difendere il diritto di ridere all’interno della cosiddetta musica seria […] quando gli ascoltatori ridono a un concerto con musiche sinfoniche mie non sono turbato, ma, al contrario, me ne compiaccio”, scriveva l’autore a proposito di questa pagina. A questa, avrebbero dovuto seguire altre opere concertistiche di scanzonata disinvoltura. Tra i progetti, di cui Šostakovic parla spesso alla stampa, figurano una Suite per fagotto e archi e un Concerto per piano e jazz band: lavori mai realizzati.


(L’opera 35 venne composta tra il 6 marzo e il 20 luglio 1933. Venne eseguita per la prima volta a Leningrado il 15 ottobre dello stesso anno, n.d.r.)




In questo rarissimo video d'epoca, risalente con ogni probabilità al 1934, un giovanissimo Sostakovic esegue da solista il finale del Concerto op. 35. Il trombettista è Leonid Yuriev (1913-1971),  il direttore d'orchestra Aleksandr Gauk (1893-1963), l'orchestra la Filarmonica di Leningrado. Sorprende una velocità d'esecuzione vertiginosa, che l'autore del remastering, cui rinvia la fonte originale youtube, ha trattato in fase di editing riportando la traccia audio alla propria tonalità; in ogni caso colpisce l'aspetto virtuosistico e sfrenatamente ludico, tipico del giovane Sostakovic, specie pensando ai documenti sonori che testimoniano l'esecuzione di opere più tarde, come ad esempio i 24 Preludi e fughe per pianoforte, in cui il tocco sulla tastiera assume spesso il trattenuto  esibito e dolente di un forte ripiegamento interiore, ignoto agli  interpreti moderni di riferimento (Jarrett, Ashkenazy).








Alexander Lonquich

Alexander Lonquich nasce a Trier in Germania. Nel 1977 vince il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora tiene concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. La sua attività lo vede impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista. Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, nel corso degli ultimi anni ha avuto modo di collaborare tra gli altri con Christian Tetzlaff, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger e Frank Peter Zimmermann, con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il “Diapason d’Or 1992”, il “Premio Abbiati” nel 1993 e il “Premio Edison” in Olanda nel 1994. Nel 2003 Alexander Lonquich ha formato con la moglie Cristina Barbuti un duo pianistico esibendosi in Italia, Austria, Svizzera, Germania e Norvegia. Inoltre nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin. Nel ruolo di direttore-solista collabora stabilmente con l’Orchestra da Camera di Mantova - con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento tra il 2004 e 2007 sull’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart – e tra le altre con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philarmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs-Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano. Sempre più spesso dirige repertorio sinfonico. Dopo aver effettuato incisioni EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert,  ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn e un CD di musica pianistica francese dell’inzio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen e recentemente ha inciso, sempre per ECM, Kreisleriana e la Partita di Holliger. Ai numerosi impegni concertistici Lonquich ha affiancato negli anni  un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti e Australia. Ha collaborato inoltre in forma stabile con l’Accademia Pianistica di Imola e la Hochschule für Musik di Colonia. Lonquich, convinto che il sistema educativo in campo musicale sia da integrare e in parte da ripensare si è impegnato intensamente alla conduzione di laboratori teatrali/musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti linguaggi diversi. Tra gli altri, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato al sentimento dell’infanzia.





Francesco Tamiati, nato nel 1965 a Vercelli
, ha compiuto gli studi al Conservatorio “A. Vivaldi di Alessandria con Luigi Sechi, diplomandosi nel 1984 con il massimo dei voti. Iniziata in giovane età l'attività concertistica, ha vinto prima ancora di concludere gli studi (tra il 1980 e il 1981) numerosi concorsi regionali tra cui il primo premio a Stresa, a Torino e ad Alessandria, oltre a risultare primo classificato al concorso “Rotary International Youth Orchestra . Ha quindi completato la sua formazione seguendo corsi di perfezionamento con solisti di tromba di tre grandi orchestre: Armando Ghitalla (Boston Symphony Orchestra), John Wallace (Philharmonia Orchestra di Londra), Hannes Läubin (Bayrische Rundfunk Orchester), Philip Smith (New York Philarmonic). In qualità di prima tromba ha suonato con le principali orchestre italiane: Filarmonica della Scala, RAI di Milano e di Torino, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Teatro San Carlo di Napoli, La Fenice di Venezia. È stato prima tromba titolare del Teatro dell'Opera di Genova, dell'Orchestra della Svizzera italiana (Lugano) e attualmente ricopre la stessa carica al Teatro alla Scala di Milano. Parallelamente svolge un'intensa attività solistica accompagnato da varie orchestre con cui ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive. Ha tenuto concerti oltre che in Italia e in Svizzera, in Belgio, Germania, India e Perù. In qualità di solista ha partecipato all'allestimento di due opere per il Teatro alla Scala di Milano, fra cui spicca la prima mondiale del “Lohengrin di Salvatore Sciarrino. Recentemente ha preso parte, come solista, alla produzione concertistica e televisiva della “Messa in si minore di Bach diretta da Riccardo Muti. Francesco Tamiati è molto impegnato nella musica da camera sia in duo con il pianista Fulvio Bottega o con l'organista Giuseppe Radini, sia con diversi gruppi da camera tra cui “Carme Ensemble , “Ensemble E. Varèse , Next time ensemble , I solisti della Scala . È  inoltre membro fondatore del Quintetto italiano di ottoni e dell' Ensemble italiano di ottoni . La sua esperienza in campo pedagogico è ampia: è stato titolare della cattedra di tromba presso i Conservatori “G. Cantelli di Novara e “G. F. Ghedini di Cuneo; ha tenuto corsi di perfezionamento in Italia (Conservatorio G. Nicolini di Piacenza e “Accademia Paolo Chimieri di Rovato a fianco di solisti di fama quali Fabrizio Meloni, Francesco Di Rosa, Alessio Allegrini) oltre che in India e Perù. È inoltre docente presso i Corsi d'Alta Formazione Orchestrale Lirico Sinfonica indetti dall'Associazione Banchetto Musicale di Capezzano Pianore e dell' Accademia Internazionale di Musica Giovanni Carisio di Santhià. È docente presso il Conservatorio della Svizzera italiana.

 

 



 

L'Orchestra da Camera di Mantova

Dal suo debutto, avvenuto nel 1981 nella splendida cornice del Teatro Bibiena di Mantova, un gioiello di architettura e luogo ideale per la musica cameristica, l’Orchestra da Camera di Mantova si è imposta all’attenzione generale per quelle che ancora oggi sono le sue qualificanti caratteristiche: brillantezza tecnica, assidua ricerca della qualità sonora, particolare sensibilità ai problemi stilistici.  Nel corso dell’ormai ventennale vita artistica, l’Orchestra da Camera di Mantova ha collaborato con direttori e solisti di fama internazionale (Salvatore Accardo, Gidon Kremer, Shlomo Mintz, Mischa Maisky, Giuliano Carmignola, Bruno Canino, Uto Ughi, Michele Campanella, Katia e Marielle Labeque, Maria Tipo, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Andrea Lucchesini, gli indimenticabili Severino Gazzelloni e Astor Piazzolla, tra gli altri), svolgendo un’attività che l’ha vista protagonista di innumerevoli concerti in Italia e all’estero. Negli ultimi anni, l’Orchestra da Camera di Mantova si è esibita nei teatri e sale da concerto di molti paesi europei, oltre che di Stati Uniti d’America, Messico, Sudamerica e Asia. Nel 1996 ha effettuato una tournée in Nord Europa unitamente al violinista Uto Ughi su invito della Farnesina per rappresentare l’Italia nelle manifestazioni culturali che si sono svolte in occasione del semestre di presidenza Italiana al Consiglio d’Europa. Tra il 2002 e il 2004 l’Ocm, con il suo direttore principale Umberto Benedetti Michelangeli e affiancata da alcuni tra i più rinomati solisti italiani, ha dato vita al “Progetto Beethoven”, rivisitazione dell’integrale dei capolavori orchestrali del Maestro. La lettura innovativa, che trae spunto dalle più recenti e avvertite acquisizioni storico-critiche, e la rinnovata espressività che ne scaturisce sono valse all’intero progetto l’accoglienza più calda e convinta da parte di pubblico e critica. Nella stagione 2003/2004 l’orchestra ha iniziato un nuovo progetto dedicato ai Concerti per pianoforte di Mozart con il pianista Alexander Lonquich nella veste di direttore e solista. Il ciclo mozartiano ha debuttato nel maggio 2004 al Parco della Musica di Roma e, dalla stagione 2004/2005, è stato proposto nell’ambito di vari cartelloni concertistici italiani. Dal 2004, inoltre, ha preso avvio un ciclo incentrato sulla produzione sacra mozartiana, che ha visto l’Orchestra da Camera di Mantova impegnata, sino al 2007, nell’Abbazia di Chiaravalle a Milano e in diverse altre città italiane. A inizio 2008 ha dato avvio a un nuovo progetto d’indagine dell’età classica, in vista delle celebrazioni per il bicentenario della morte di F.J. Haydn (1732-1809). Il ciclo monografico e pluriennale, che segue a quelli dedicati a Mozart e a Beethoven, propone una selezione di musiche operata sui distinti generi: dalla Sinfonia alla musica vocale profana, dalla musica sacra al Concerto. L’Orchestra da Camera di Mantova si presenta spesso in pubblico senza direttore; in questi casi Carlo Fabiano, Direttore Artistico del complesso, svolge insieme i ruoli di primo violino e maestro concertatore, ripristinando la settecentesca figura del Konzertmeister. L’Ocm ha effettuato registrazioni televisive e radiofoniche per la RAI, la Bayerischer Rundfunk e la RSTI. Da oltre dieci anni a questa parte, è impegnata nel rilancio delle attività musicali nella propria città, dove realizza una stagione concertistica, “Tempo d’Orchestra”, che ospita regolarmente i principali solisti della scena internazionale, prestigiosi gruppi cameristici, importanti orchestre italiane ed estere. All’Orchestra da Camera di Mantova - nelle figure di Carlo Fabiano, suo fondatore, direttore artistico e primo violino, e di Umberto Benedetti Michelangeli - è stato assegnato nel 1997, dalla critica musicale italiana, il Premio “Franco Abbiati” «per la sensibilità stilistica e la metodica ricerca sulla sonorità che ripropone un momento di incontro esecutivo alto fra tradizione strumentale italiana e repertorio classico».


| | Altro