L'amor comanda

Mestre Teatro Momo
Da Giovedì 5 a Venerdì 6 Novembre 2009. Ore 20:30.
 
Manuela Massimi (Catarinella)
regia di Michele Modesto Casarin


 

Personaggi:


Donna Menega, carampana (vecchia cortigiana) - Stefano Rota

Catarinella, giovane cortigiana - Manuela Massimi

Bolina, marinaio - Michele Casarin

Cuppolone, capitano romano - Davide Dolores

Mascarillo, servo (Pulcinella) - Michele Casarin

Bernardo, orese (Pantalone) - Davide Dolores


Ingresso unico € 5.00



Presentazione

di Michele Modesto Casarin
 

Uno spaccato di vita della Venezia cinquecentesca, lo spettacolo racconta la storia dell'amore di tre uomini, Bolina, Capitano e Bernardo per la giovane Catarinella, avviata alla prostituzione dalla madre, Donna Menega, vecchia carampana (strega). Dopo varie vicissitudini, incontri notturni, serenate e bastonate, tra gli scoppiettanti lazzi di Mascarillo si arriva ad un lieto finale.

La Commedia dell'Arte (o Infanzia del Teatro come la definisce Jacques Lecoq) fiorisce nel Medioevo e, nonostante i divieti e le scomuniche della Chiesa, che ne ritiene gli spettacoli diabolici ed immorali, riesce a diffondersi e ad entusiasmare tanto il pubblico di estrazione popolare, quanto quello aristocratico.

Gli attori che la interpretano sono professionisti e la stessa definizione di Commedia dell'Arte (il termine arte qui ha il significato medievale di mestiere ) viene appositamente creata per distinguere il teatro rappresentato da attori di professione da quello praticato nelle corti da letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e diaconi.

Questi professionisti girovaghi sanno cantare, danzare, raccontare, imitare e, soprattutto, usare le maschere.

E proprio nella Commedia dell'Arte la maschera arriva alla parola: non più maschere intere ma mezze maschere, che hanno perso la loro funzione magico-religiosa e ne hanno assunta un'altra, quella di commuovere e divertire il pubblico.

I personaggi che figurano nei vari canovacci (trame scritte di lavori teatrali il cui sviluppo rimane affidato all'improvvisazione degli attori) provengono dalla tradizione e si rifanno a tipologie umane universalmente riconoscibili.

L'attore che dà corpo alla drammaturgia della Commedia dell'Arte è dunque un fedele interprete del suo passato, ma è anche mimetico nei confronti del suo presente. Non è il fedele illustratore di un testo ricevuto direttamente dal drammaturgo, ma asseconda, mediando tra le due istanze, tanto la propria memoria quanto l'immaginaria aspettativa dello spettatore. Nello sforzo di rapportare e armonizzare la prima alla seconda consiste la tensione della sua drammaturgia.

La maschera, coprendo l'espressività del volto, costringe l'attore ad un coinvolgimento fisico completo e ad un'amplificazione della gestualità, basata sulla massima autenticità e verità del corpo.

L'analisi del movimento e l'improvvisazione sono le due piste su cui si evolve il nostro lavoro, passando attraverso la riscoperta della maschera come linguaggio espressivo ed il suo movimento nello spazio, il gioco teatrale come fonte della follia dell'attore, le urgenze ed i motori dell'azione, i lazzi e la regia di una maschera.



Note di regia


L'Amor Comanda parla di sentimenti, di sogni infranti, di fragilità e debolezze dell'essere umano, ma anche della forza travolgente dell'amore.

Una contrastata storia di passione prende vita sullo sfondo di una Venezia cinquecentesca intrigante e pettegola, città di frontiera popolata da strani personaggi e dalle loro rocambolesche avventure. 


Foto di scena

Il nostro spettacolo racconta di una giovane donna, Catarinella, che vive ingenuamente la sua adolescenza. Sua madre, Menega, vecchia cortigiana, la inizia all'arte del meretricio, proseguendo il mestiere di famiglia. Catarinella si innamora del suo primo amante, Bolina, e crede di poter vivere liberamente il loro amore, finchè Menega non la riporta a contatto con l'efferratezza del mondo e la crudeltà degli esseri umani.

La nostra storia potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca (cambiando qualche piccolo particolare o forse anche no!) vista la modernità dei temi trattati e i fatti di cronaca che riempiono impietosamente i nostri quotidiani. Speculazione e commercio della prostituzione, mercificazione di corpi di giovani ragazze sfruttate da persone senza scrupoli sono tematiche di forte attualità, che ci hanno portato a scoprire una serie di analogie tra la femmina di peccato veneziana e le giovani prostitute che popolano le periferie delle nostre città.

Grazie a questo lavoro abbiamo avuto la possibilità di riflettere su di noi, esseri umani, sulla nostra essenza e sulla nostra mediocrità. I cicli e ricicli storici continuano a perpetrarsi incessantemente e noi non siamo in grado di invertire la storia; possiamo, però, ironizzare sulle nostre debolezze e sorridere delle nostre piccole viltà!

Attraverso l'uso delle maschere della Commedia dell'arte, in grado di filtrare anche gli argomenti più scottanti e delicati, abbiamo trasformato i clienti delle nostre meretrici in tipi fissi (il vecchio, il giovane bellimbusto, il mercenario...), che rappresentano i molteplici volti dell'umanità in qualsiasi epoca.

Per non lasciare lo spettatore solo di fronte all'amarezza della vita abbiamo pensato ad un lieto fine, un happy end, che raramente accadrebbe nel nostro mondo cinico ed individualista, ma che l'illusione teatrale può certamente trasformare in un istante di utopica felicità!  


Michele Modesto Casarin


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