Teatro Fondamenta Nuove - Stagione 2013/14

Silvia Costa

Venezia Teatro Fondamenta Nuove
Giovedì 22 Maggio 2014 - 21:00
 

 

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Silvia Costa

 

 

Quello che di più grande l'uomo ha realizzato sulla terra

 

regia e testi | Silvia Costa

musiche originali | Lorenzo Tomio

con Silvia Costa, Laura Dondoli, Giacomo Garaffoni, Sergio Policicchio

realizzazione dei costumi | Laura Dondoli

realizzazione delle scene | Lucio Serpani

assistenza tecnica | Francesco Catterin

 

prodotto da Torino Creazione Contemporanea e con il sostegno di Centrale Fies,

lavoro finalista a Premio Scenario 2013

 

 

 

A chiudere la stagione primaverile di Teatro Fondamenta Nuove, giovedì 22 maggio alle 21, la talentuosa performer Silvia Costa (artist in residence al Teatro) presenta al pubblico l'enigmatico e affascinante lavoro che l'ha vista finalista della più recente edizione del Premio Scenario, Quello che di più grande l'uomo ha realizzato sulla terra, progetto che scava nelle parole e nei gesti, per riuscire ad afferrare i grandi compiti dell'esistenza.

 

Sulla scena, quasi la pagina bianca di un libro, abitata da immagini e parole astratte e insieme quotidiane, ci saranno con Silvia Costa, Laura Dondoli, Giacomo Garaffoni e Sergio Policicchio.

 

Bisognerebbe iniziare a fissare piuttosto che a guardare. Perché nello sguardo l’occhio è libero di andare dove la volontà lo porta; mentre nello sguardo fisso, l’occhio si obbliga a rimanere costante su un unico oggetto, le cui singole parti non hanno più rilevanza. Quello che conta è l’oggetto in sé. L’oggetto che qui s’intende fissare sembra avere una forma precisa, qualcosa di profondamente familiare, di semplice, di umano. Amore, morte, felicità, dolore, attenzione alle cose del creato. I grandi compiti dell’esistenza. Quali sono le parole e i gesti per riuscire afferrarli? Ci proviamo, ma le nostre azioni e parole perdono ogni volta di sostanza, si trasformano in una domanda continua che non trova definizione o risposta. Come dice Carver, è come se ci chiedessero di descrivere a un cieco che cos’è una cattedrale. Ci possiamo solo avvicinare a quella che potrebbe essere una sua definizione, ma non saremo mai in grado di dargliene una definitiva. Il suo spostamento, sempre un po’ più là da noi, è quello che ci fa avanzare, che ci porta a ritentare, ad aggiungere pezzi, fa in modo che non ci sia un termine ultimo, un’ ultima parola, un ultimatum, una forma chiusa. Una fine. Per cercare di definire, potremmo non finire mai. E allora questa lotta all’insufficienza del sentire umano diventa irriducibile.

Diventa il dramma in cui vogliamo sprofondare. Non è che non ci sia nessuna cosa da esprimere: c’è da esprimere questa mancanza di contenuto che, per il suo essere vaga, è più comprensibile di qualsiasi altra cosa. Meno afferma e più si fa appartenente a tutti. Poiché non resta che dire che sia quella cosa, quella forma. Come un oggetto della minimal art che con la sua fredda presenza è in grado di lanciare fuori di sé le traiettorie di possibili relazioni, rendendole una funzione dello spazio, della luce, del campo visivo dello spettatore, allo stesso modo questo lavoro vuole porre l’accento sull’istante di esperienza dello spettatore che avviene al di fuori dello spazio e del tempo reali, un momento, l’unico, che come un’illuminazione infonde all’opera il suo vero significato, che sembrava prima mancante.

 

 

 

Loro non resistono al nostro sguardo, loro si stanno nascondendo.

Loro non sono personaggi, perché non ci fanno immaginare le loro vite.

Loro attraversano lo spazio, fanno ingresso in quel territorio marcato con le loro storie.

Non arrivano mai a formare un Uno, ma solo una frammentazione infinita dove ogni avvenimento si può considerare potenzialmente come un'apertura. E quell'aperto, quella fessura tagliente, quel tassello mancante è quello che disperatamente cercano di nascondere. E di mettere in salvo.

E' quello che dovremmo fare anche noi.

Silvia Costa (Treviso, 1984) si diploma nel 2006 in Arti Visive e dello Spettacolo all'Università IUAV di Venezia. Nello stesso anno inizia a lavorare con la compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio, per la produzione Hey Girl! come attrice protagonista, e da allora fino ad oggi ha contribuito a tutte le seguenti produzioni del regista Romeo Castellucci (2008, Vexilla regis prodeunt Inferni; 2009, Inferno; 2010, Sul concetto di volto nel figlio di Dio; 2011, Il velo nero del pastore; 2012, Folk; 2012, The Four Seasons Restaurant), lavorando come collaboratrice artistica di Romeo Castellucci anche a Parsifal, prima opera lirica da lui diretta, e a Hyperion. Lettere di un terrorista, produzione per la Schaubuhne di Berlino.

Nel 2007, insieme al musicista e compositore Lorenzo Tomio, inizia progetto di creazione sotto il nome Plumes dans la tête, non un gruppo a formazione fissa, ma un contenitore di idee, la cui ricerca è volta alla creazione di immagini che tocchino lo sguardo e il cervello dello spettatore; siano esse fatte di corpi, spazi, strutture o suoni. Con Plumes dans la tête realizza La quiescenza del seme (2007) e Figure (2009).L'ultima creazione Formazione Pagana (2010-2012), composto da tre differenti lavori, Insorta distesa, Stato di Grazia e La fine ha dimenticato il principio, ha debuttato nella sua forma finale nel Novembre 2012 al festival Euro-scene di Leipzig.

Oltre ai progetti legati alla scena, Plumes dans la tête lavora alla creazione di installazioni e performance nelle quali gli elementi teatrali si mescolano con la ricerca sul suono per creare delle performance che si basano sul principio acusmatico (Musica da Camera, 2008; Concerto senza forma per i tempi a venire, 2009, in collaborazione con Mara Cassiani; Ognuno ha il suo fantasma, 2010, in collaborazione con il musicista Lorenzo Senni).

A partire dal 2012, grazie ad una commissione da parte del festival UovoKids di Milano, è iniziato un percorso di creazione di lavori legati all’infanzia (La ginnastica del guerriero, Canto D’amore e La dimora del lampo). E’ del 2012 anche il progetto Tabula, un’installazione edibile che sfrutta le capacità cromatiche del cibo per la composizione di un quadro con cui lo spettatore è chiamato ad interagire secondo il suo gusto, presentata, tra gli altri, a Live Arts Week di Bologna. Con l'inizio del 2013 il progetto Plumes dans la tête si può definire concluso. Questa chiusura vuole sancire la fine di un ciclo e l'inizio di un nuovo percorso di ricerca che non ha una definizione precisa e nemmeno ne è alla ricerca, ma vuole fare della promiscuità, dell'eclettismo e del nomadismo della forma la sua cifra.

 

 

Web:

www.silvia-costa.com

 

BIGLIETTI

Unico 5€

 

Informazioni e prenotazioni

041 5224498

info@teatrofondamentanuove.it

 


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