Gli interventi delle autorità

 
La pubblicazione testimone del restauro

Qui  presentiamo i contributi delle autorità in occasione del completamento del restauro e pubblicati nel libro Toniolo – Il Teatro Restituito.


A buon fine


La restituzione del Teatro Toniolo alla comunità di terraferma, a conclusione di un restauro assai pregevole, è un importante passo avanti nella costruzione della “nuova città” di Mestre. La radicale ristrutturazione dell’edificio ne consentirà una grande flessibilità e pluralità d’utilizzo, che si amplierà dalla tradizionale fruizione per la musica, la prosa, la danza, alle nuove funzioni di ospitalità a convegni e manifestazioni pubbliche, anche in orario diurno, facendo così del Toniolo davvero “un luogo di socialità”, per citare l’appropriata definizione dell’architetto Giovanni Leone, progettista del restauro.
Con il “nuovo” Toniolo, Mestre arricchisce l’offerta di spazi per la produzione culturale, che costituisce l’ambito strategico per qualificare e caratterizzare tutta la città di terraferma, e in particolare il centro urbano, nel suo “a venire” in rapporto fecondo con Venezia da una parte e con il più vasto territorio del Nord Est dall’altra. Da tempo, in realtà, Mestre è già un interessante polo culturale di richiamo, e non soltanto nazionale, specialmente in quel
“contemporaneo” cui è rivolta la sua più specifica vocazione: nella fortunata coincidenza temporale tra il “ritorno” del Toniolo e l’apertura della mostra su Mestre Novecento – primo vero tassello del Museo di Mestre, che dovrà essere uno dei grandi momenti-simbolo della città nuova – mi piace cogliere un forte segnale di augurio e di auspicio per la crescita del ruolo culturale, e quindi civile, della città di terraferma.
La ristrutturazione del Teatro (completata senza mai interrompere l’attività teatrale, mi piace ricordarlo) costituisce ancora, e forse soprattutto, un tassello fondamentale nell’opera, da tempo avviata, di riqualificazione urbana. La qualità della proposta architettonica – per le nuove costruzioni così come per i restauri – è fondamentale per costruire una nuova città, e deve essere decisiva per tutte le nuove iniziative in terraferma: dopo lunghi decenni di disordine e di degrado edilizio, oggi abbiamo di fronte occasioni straordinarie per proseguire sulla strada del riordino e del ridisegno urbanistico, felicemente iniziata nei primi anni Novanta nel “cuore” di Mestre, Piazza Ferretto.
Il “nuovo” Toniolo risponde a questo requisito di qualità, oltretutto inserendosi in un contesto di rinnovamento urbano, che nel futuro auspicato collegamento pedonale diretto con il Centro Culturale Candiani – anch’esso peraltro parte di un più vasto progetto, esteso alle aree contigue – darà agli spazi della socialità e della produzione culturale mestrina una connessione funzionale, e insieme di alto valore simbolico. Alle forze intellettuali che operano in terraferma, alla loro capacità creativa e innovativa, l’appello perché concorrano sempre più a fruire di questi luoghi per una complessiva e condivisa strategia culturale, che sia all’altezza di una grande e nuova città.
Massimo Cacciari
Sindaco di Venezia


Il Toniolo e il circuito teatrale di Mestre

La riapertura delle stagioni teatrali al teatro Toniolo è quest'anno particolarmente importante e significativa perchè restituisce ai cittadini un teatro completamente rinnovato, recuperato nella sua grazia ed eleganza originarie. E' di nuovo utilizzabile il foyer , chiuso negli anni 50, ed il palcoscenico è stato completamente ricostruito secondo criteri tecnologicamente avanzati.
Molti teatri in Italia vengono chiusi perchè i lavori necessari ad adeguare gli immobili alle normative vigenti in materia di sicurezza costringono inevitabilmente a questa scelta. Il teatro Toniolo, grazie alla felice decisione di non interrompere mai la propria programmazione per non privare la città delle stagioni di teatro, danza e musica così apprezzate e frequentate dal 2000 ad oggi, nonostante il susseguirsi dei lavori di cantiere, ha consolidato e ampliato il suo pubblico con esiti molto lusinghieri e questo di per sé è un risultato straordinario che dice del rapporto stretto e intenso ceh è sempre esistito tra il teatro Toniolo e la città, anche negli anni in cui il disordine edilizio ed urbanistico aveva quasi cancellato l'identità di Mestre: è sempre stato il luogo simbolo della socialità e dell'incontro. Il pubblico, numerosissimo e affezionato, è straordinariamente vario ed eterogeneo per età e per inclinazioni culturali e questo costituisce una autentica risorsa, perchè nel confronto e nello scambio tra le diversità si intensifica la capacità di presentare una programmazione innovativa e capace di cogliere i cambiamenti in atto.
Il Toniolo è destinato a mantenere un ruolo centrale e strategico all'interno delle rete dei teatri del circuito comunale. Il progetto prevede per ogni teatro un ruolo preciso, una programmazione caratterizzata e complementare. Ogni spazio risponde alle esigenze di un pubblico specifico e l’offerta culturale complessiva è pensata per non accentrare gli eventi, in considerazione della struttura policentrica della città. Il Circuito consente infatti di esercitare più facilmente, ed in modo più omogeneo, il coordinamento di tutte le attività teatrali, per costruire una rete tra i teatri siano essi pubblici o privati e intende porsi come punto di riferimento e di ascolto delle problematiche del settore. In questo momento infatti appare fondamentale per utilizzare al meglio le risorse intellettuali e finanziarie, sviluppare  iniziative sinergiche in grado di creare rapporti e collaborazioni su progetti e produzioni.
La conclusione dei lavori di cantiere consente di dedicarsi maggiormente alle iniziative di programmazione strategica in campo culturale. Gli obiettivi per il prossimo futuro sono quelli di dare coerenza e ulteriore impulso all'azione dei diversi soggetti produttori di spettacoli, favorire l'informazione e il confronto tra diverse istituzioni , mantenere sempre vivo il rapporto con il pubblico e con gli operatori del settore.
Luana Zanella
Assessora alla Produzione Culturale


Ricostruzione del teatro

Teatro, così come cinema, è una parola dai diversi significati. Il teatro è l’arte, è la rappresentazione scenica di un’opera pensata dall’uomo. Gli attori fanno teatro, gli autori scrivono testi teatrali. Ma il termine indica anche il luogo fisico dove si svolge lo spettacolo. Usare lo stesso vocabolo per indicare l’arte e il luogo in cui si esercita, il contenuto e il contenitore, è la prova di un vincolo inscindibile. I lavori di ristrutturazione del complesso architettonico del teatro Toniolo non hanno potuto prescindere da questo legame: il nostro compito non è stato quello – o solo quello - di completare il restauro intrapreso da anni dalla società Il Teatro, ma di riportare alla luce la sua anima di luogo d’arte e di incontro. I lavori – iniziati nel marzo scorso e terminati in tempo per l’inizio della nuova stagione teatrale - hanno interessato diverse parti del teatro. Un restauro che ha permesso di recuperare gli affreschi che risalgono agli anni Venti nel foyer, di dotare di nuovi uffici la programmazione comunale delle attività teatrali e di adottare scelte più moderne e funzionali nell’area del palcoscenico. Si è trattato tuttavia soprattutto di un intervento che consente di riconsegnare a Mestre uno dei suoi simboli. Il Toniolo, infatti, è uno dei pochi edifici che caratterizzano la città, uno dei luoghi in cui è possibile incontrarsi, condividere il piacere di uno spettacolo, vivere in società. Bene ha fatto l’Amministrazione Comunale a perseguire questo obiettivo, e sicuramente bene farà chi programmerà l’attività culturale. Noi speriamo di aver contribuito per la nostra parte, restituendo il teatro, straordinariamente amato, a Mestre e ai mestrini. IVE d'altronde si sta sempre più impegnando in progetti di riqualificazione urbana, convinta che la vivibilità di una città dipenda da una crescita sostenibile e dalla qualità degli interventi. Un esempio è proprio il completamento del lavoro di recupero del teatro Toniolo, ed in questo senso si spiega la fusione che l'Immobiliare Veneziana sta perfezionando con la società Il Teatro S.r.l.: l'obiettivo comune è infatti la cura e la valorizzazione del patrimonio funzionale allo sviluppo della città. Ma anche altri interventi, quali gli interventi per il Bosco di Campalto - di recentissima ultimazione - o i prossimi interventi di housing sociale nelle aree di via Pertini e Asseggiano rientrano nella stessa strategia di interventi importanti e condivisi, per cominciare a dare concretezza al concetto di qualità dello sviluppo urbano.
Prof. Ezio Micelli
Presidente IVE
Amm. Unico IL TEATRO srl


Costruzione è Impresa

Il completamento di un’opera, sia che si tratti di realizzare una nuova costruzione, sia che si tratti del recupero e della riqualificazione dell’esistente, rappresenta sempre un momento speciale per chi quell’intervento realizza. Molto spesso si tende a sminuire il ruolo dell’impresa a quello di semplice esecutore di elaborazioni e direttive altrui, dimenticando invece come a determinare il prodotto finale concorra anche l’apporto – che ogni impresa racchiude in sé – di esperienza, professionalità, capacità, non solo tecnica ma anche dialettica, di risolvere i problemi e di superare le difficoltà. Ma c’è di più. Vi sono dei casi in cui, più che in altri, l’imprenditore “sente” il compimento del lavoro non come un semplice adempimento contrattuale, al cui rispetto è tenuto per effetto dell’apposizione della propria firma su un pezzo di carta. Vi sono dei casi in cui l’imprenditore e i suoi collaboratori, dai tecnici all’ultimo dei manovali, si sentono coinvolti e protagonisti nella realizzazione di un’opera destinata a lasciare il proprio segno. Occorre riconoscere che spesso il merito di riuscire a creare questo particolare coinvolgimento va attribuito anche alla capacità dei tecnici di una pubblica amministrazione illuminata e alla presenza di professionisti aperti e disponibili al confronto. E’ infatti un “sentire” che viene trasmesso e percorre tutti coloro che operano nel cantiere, anche esterni all’impresa, che avvertono questo coinvolgimento, questa sensazione di essere parte di un progetto che trascende la mera materialità della costruzione. Questo avviene soprattutto quando si tratta di vere e proprie opere-icona per una città o per un territorio: penso ad esempio alla ricostruzione del teatro La Fenice a Venezia, un autentico simbolo per la città e per il mondo intero. Ebbene, il fervore, l’impegno, la passione con cui l’opera è stata condotta a termine hanno fatto dimenticare le tormentate vicissitudini e le innumerevoli traversie dell’appalto iniziale. L’esempio della Fenice è anche una palese dimostrazione del fatto che questo senso di appartenenza, questa volontà di impegnarsi a fondo per dotare la città e il territorio di un’opera importante per la collettività esistono e sono sviluppati prevalentemente in chi in quella città e in quel territorio vive, in chi in quella collettività è radicato e di quella si sente parte. È quanto è avvenuto anche per il Teatro Toniolo, dove l’impegno di imprese, tecnici e maestranze locali, l’integrazione di mestieri e professionalità diverse confluite a formare un tutt’uno nell’opera finale, hanno garantito l’ultimazione e la consegna del lavoro addirittura in anticipo rispetto ai termini previsti, con una dedizione e un impegno che trovano la loro origine, non solo in una professionalità riconosciuta, ma anche nella volontà comune di assicurare che Mestre e la sua cittadinanza riavessero nel più breve tempo possibile il “loro” teatro. Proprio questo è un aspetto che mi piace rimarcare, perché se sempre è grande la soddisfazione di noi imprenditori ogni qualvolta completiamo un’opera mettendola a disposizione della cittadinanza, tanto maggiore è questa soddisfazione e appagante il nostro impegno quando si manifestano su opere che attengono direttamente alla vita culturale e sociale della città. E’ un modo per sottolineare e rinsaldare quella funzione sociale dell’impresa, quel suo legame indissolubile con il territorio e con la comunità di cui è espressione che costituiscono la principale e più apprezzata caratteristica dell’imprenditoria edile veneziana.
Lionello Barbuio
Presidente ANCE Venezia 


Toniolo: un caso italiano

Agli inizi del secolo scorso Mestre era in pieno cambiamento. Cresceva il numero degli abitanti a causa delle trasformazioni sociali ed economiche. La borghesia imprenditoriale e commerciale si affermava mentre la nobiltà subiva un declino inarrestabile. I cittadini appartenenti ai nuovi ceti emergenti erano desiderosi di vedere il paese diventare città: costituirono un comitato per raccogliere fondi destinati alla costruzione di un nuovo teatro. Furono poi i fratelli Toniolo a costruirlo, i lavori iniziarono nel 1912 e il teatro venne inaugurato con l'allestimento e la rappresentazione del Rigoletto il 30 agosto 1913, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi. Il Toniolo poteva accogliere quasi 1000 spettatori e aveva oltre alla platea un ordine di palchi e una loggia. La sua programmazione era varia e non specializzata. Fin dall'inizio ospitò tutte le forme di spettacolo, dal cinema al teatro dialettale, dall'operetta alla prosa, al teatro leggero: nell'ottobre del '13 il grande trasformista Fregoli si esibì di fronte al pubblico mestrino. La gestione cominciò ad accusare segni di crisi e alla fine dell'ultima guerra fu trasformato in sala da ballo.
Negli anni '50 subì una brutta ristrutturazione su commissione del nuovo proprietario che volle persino ricavare un appartamento nel foyer. Era il periodo della “modernizzazione” di Mestre, furono cancellati o stravolti tutti i luoghi storici della città. Le ville, le riviere, i parchi, tutto demolito in nome della funzionalità e della necessità di creare condomini per i lavoratori del nuovo polo industriale di Porto Marghera. A questo destino non sfuggì il teatro di Mestre: vennero sacrificati i palchi e gli addobbi, fu trasformato in cinema e diventò la sede per l'avanspettacolo. Nel 1984, il Comune di Venezia decise di iniziare a proporre una specifica programmazione culturale per Mestre. Venne stipulata una convenzione con la proprietà del teatro per utilizzare un certo numero di giorni all’anno. La convenzione venne rinnovata nel 1990 e prevedeva oltre al versamento del canone di locazione annuo fissato il pagamento di un forfait per un utilizzo di 220 ore al mese, servizi alle compagnie e al pubblico inclusi. Il gestore privato doveva garantire la direzione organizzativa, il personale di sala, di biglietteria, di custodia e le utenze. L’amministrazione comunale progettava la programmazione e la comunicazione mentre la gestione rimaneva interamente privata. A partire dalla stagione 1989/90, per tre anni, il teatro Toniolo ebbe Giorgio Gaber come direttore artistico.
Nel 1991 l’amministrazione operò un primo intervento di manutenzione per adeguamento alla normativa. L’ufficio tecnico comunale il 13 luglio 1992 stimò in £ 1.872.000.000 le spese necessarie per l’esecuzione di lavori di rifacimento impianti, opere murarie, intonaci, controsoffittatura e arredi. Gli interventi non furono eseguiti se non in minima parte anche perché non era possibile intervenire su una proprietà ancora privata ma l’A.C. assunse direttamente anche l'organizzazione del teatro. Fu aperto a Mestre un apposito ufficio con personale incaricato dell’organizzazione delle attività culturali per Mestre con il compito di rilanciare il teatro e progettare lo sviluppo delle attività culturali in terraferma. Da allora l’attività del teatro, inizialmente dedicata alla sola prosa si è arricchita di ulteriori rassegne. In collaborazione con gli Amici della Musica di Mestre venne inaugurata la stagione di concerti di musica da camera e ben presto la città diventa la prima piazza della regione per affluenza di pubblico per questo genere di spettacolo. Ma in quegli anni è soprattutto con la musica jazz, con il rock, con la musica etnica e con la musica di tendenza che il Toniolo si fa conoscere anche in ambito nazionale. Dal 1997 si aggiunse anche una stagione di danza che ottenne un buon risultato di pubblico. Dallo scadere della convenzione nel 1996 al 1998, anno dell’acquisto, si svolge una lunga trattativa tra Amministrazione e la proprietà per trovare un accordo sulla cessione. La Simco - Società Immobiliare Costruzione e Amministrazione Stabili -Snc il 6 aprile 1998, assunse l’attuale denominazione de IL TEATRO” s.r.l.. In data 18 giugno 1998, la società, viene acquistata dal Comune di Venezia per il 98% delle quote e dalla Immobiliare Veneziana” s.r.l. per il restante 2%. Nel settembre 2000 è finalmente possibile disporre di una dettagliata mappatura della situazione degli immobili (compreso il condominio retrostante, poi ceduto per finanziare in parte il restauro) con tutte le osservazioni e i rilievi necessari per la messa a norma. L'imponente studio, inviato all'Assessorato alla Cultura del Comune di Venezia è molto preoccupante. E’ necessaria una totale ristrutturazione sia per adeguare alle normative di sicurezza la sala, sia per recuperare l’edificio dal punto di vista architettonico. Il problema è che in quegli anni a Mestre non esistevano spazi culturali di alcun genere e non vi era la possibilità di spostare gli spettacoli in altra sede, sia pure provvisoriamente. La scelta fu quella di programmare la ristrutturazione in più fasi per consentire di non interrompere le stagioni di spettacolo e privare la città di un fondamentale luogo di cultura. Una scommessa coraggiosa e difficile, l’apertura al pubblico venne compressa fino a sette mesi con cinque di chiusura per lavori ma nessuna stagione venne soppressa. L’offerta culturale rimase quantitativamente inalterata mentre il livello qualitativo in questi anni si è notevolmente innalzato. Il restauro inoltre è intervenuto sul numero dei posti disponibili che sono passati da 864 a 724 per consentire l’adeguamento della sala agli standard di sicurezza prescritti dalla normativa ma la media delle presenze è costantemente aumentata negli ultimi anni fino a raggiungere i 630 spettatori per spettacolo nella scorsa stagione. L’anno 2007 ha visto il teatro Toniolo raggiungere l’ottavo posto per numero di spettatori nella classifica nazionale Agis dei teatri dai 500 ai 900 posti, con un totale di 84.000 presenze. Ora la città ha un teatro bello e funzionale ma non è affatto concluso il lavoro per quanto riguarda la costruzione del progetto che vede il Toniolo quale fulcro della rete di un circuito dei teatri cittadini. Le stagioni musicali e teatrali sono organizzate con una formula particolare che consente il coinvolgimento di una vasta rete di coorganizzatori: il circuito Arteven per la prosa e la danza, gli Amici della musica e il circolo Caligola rispettivamente per la musica da camera e il jazz la società Venezia spettacoli per il teatro comico e la musica d’autore italiana. In questo modo le stagioni risultano di alto livello qualitativo e coinvolgono i principali soggetti produttori di spettacolo della città. Il Toniolo è il fulcro di un circuito cittadino di teatri (Parco, ex Gil, teatro Aurora, Fondamenta Nuove ecc.) ciascuno con proprio ruolo e programmazione: la finalità è la costruzione di una rete per ottimizzare i servizi e consentire di destinare più risorse possibili alla produzione. Da adesso in poi la conclusione dei lavori di cantiere, con la cessazione degli inevitabili problemi organizzativi che questo ha comportato, rende possibile lavorare in modo diverso, concentrando tutte le energie sugli investimenti in campo culturale, nella diffusione dell’offerta teatrale e nell’ulteriore miglioramento del servizio per il pubblico.
Dott.ssa Angela Fiorella
Responsabile Servizio Teatri e Spettacolo del Comune di Venezia


Toniolo: il teatro restituito

Il modo migliore di conservare un bene è quello di abitarlo, viverlo, usarlo (senza abusarne) e per farlo bisogna manu-tenerlo, cioè operare quelle manutenzioni che della conservazione sono premessa indispensabile. Non meno importanti - seppur meno frequenti - degli interventi “quantitativi” sono quelli “qualitativi” che aggiornano l’assetto complessivo in relazione alle normative introdotte, all’uso che in una data epoca se ne intende fare, all’espressione architettonica e artistica. Il Toniolo è stato a più riprese oggetto di interventi di ristrutturazione in relazione ai suoi usi (teatro, sala da ballo, cinema, ecc.). Dopo l’acquisizione da parte del Comune il teatro aveva bisogno di un aggiornamento della compatibilità della dotazione di spazi e attrezzature, con usi e costumi; per prolungare la durata della efficacia dell’intervento occorreva dotare il teatro di una più stretta relazione con lo spazio urbano riqualificato e di una maggiore flessibilità d’uso. Era necessaria una messa a norma del complesso. Se le caratteristiche della scena sconsigliano l’opera (assenza di torre scenica, limitata dimensione del palco, macchina scenica non attrezzata ad hoc, ecc.), il miglioramento dell’acustica e l’apertura delle finestre consente di risolvere la convivenza pacifica tra musica, prosa, e un uso diurno per convegni o manifestazioni pubbliche.

Le ristrutturazioni con cadenza cinquantennale testimoniano la vitalità di Mestre e la determinazione a dar luogo a socialità. Di ciò si è tenuto conto nel progetto per il teatro Toniolo: ogni possibile velleità di protagonismo del progettista si è infranta sulla volontà di dare una risposta, rapida e qualitativamente apprezzabile, alla domanda sociale di un luogo importante per la comunità. I progettisti hanno fatto un passo indietro (con un progetto “discreto”, misurato nei gesti e privo di virtuosismi linguistici) per riuscire a farne due in avanti (una ristrutturazione non effimera, a più riprese di breve tempo e a costi contenuti) nella consapevolezza che un’architettura come quella di un teatro è per una comunità mezzo e non fine, strumento utile e non solo costruzione singolare. Abbiamo cercato, per quanto possibile, di soddisfare le istanze della conservazione, l’imperativo dell’adeguamento normativo, la complessità della dotazione impiantistica, la necessità di un attento controllo dell’acustica. Definire il progetto architettonico solo dopo aver fissato gli aspetti tecnici (impiantistici, strutturali, di sicurezza) ha comportato una estrema contrazione del tempo a disposizione. Il rischio era così di fare una manutenzione senz’anima, somma e non prodotto dell’interazione dei singoli aspetti del progetto. Abbiamo concepito la nostra prestazione con spirito di servizio adattandola alle attività e agli usi che abbiamo visto consolidarsi in questi anni piuttosto che sull’autoreferenzialità dell’architettura, evitando d’imporre virtuosismi formali a discapito dei costi dell’opera in termini temporali, economici e sociali. Nel tempo dell’effimero abbiamo voluto rispettare le istanze espresse dalla popolazione traducendoli in forme e spazi da abitare. La riuscita o il fallimento dell’intervento potrà essere misurato e valutato solo dopo, registrando l’identificazione e il gradimento, l’empatia, che la popolazione sentirà verso il teatro, tuttavia il successo degli ultimi anni lascia ben sperare. C’è anche un “di più”, animare quest’architettura, arricchendola con suggestioni. Tali sono da considerarsi i riferimenti alla storia del manufatto e del teatro, citazioni e segni disseminati un po’ dappertutto. Nel 1951 si avevano in scarsa considerazione le decorazioni risalenti a qualche decennio prima: progresso era voltar pagina, rinnovamento era usare il manufatto come contenitore o involucro che avvolge il “nuovo”. Oggi consideriamo valore l’organismo architettonico nella sua interezza, torniamo ad apprezzare le tracce del passato molte delle quali, grazie ai progressi del restauro, possono essere recuperate. Nel caso del Toniolo abbiamo cercato di riannodare il legame tra impaginato di facciata e spazi interni, complesso architettonico e ornamento, passato e presente. Il progetto è articolato in 3 parti come i corpi di fabbrica, ciascuno con proprie peculiarità sul piano tecnico (costruttivo e impiantistico), funzionale, estetico. A queste si aggiunge la sistemazione degli spazi esterni.


Il pubblico

Le dinamiche di realizzazione e trasformazione di architettura e città sono per natura lunghe e complesse, mai frutto del lavoro di un solista ma risultato corale di accorpamento dell’insieme di diversi contributi. Nel caso del Toniolo la scelta di fare i lavori nelle pause estive senza interrompere le stagioni teatrali ha richiesto sforzi generosi a tutti: dai committenti agli utenti (spettatori e cittadini che hanno sopportato gli inevitabili disagi di lavori a lungo in corso, regalando al teatro un successo inconsueto per il panorama nazionale); dai progettisti alle ditte esecutrici (costretti a far fronte a imprevisti di ogni genere); dagli operatori ai responsabili della programmazione (che hanno dato forma a stagioni di durata variabile, ospitate in strutture incomplete, senza riduzione alcuna della qualità dell’offerta). Costoro, nessuno escluso, sono “il pubblico”, un soggetto di partecipanti e non di spettatori: nel caso del Toniolo nessuno è rimasto a guardare.
Nel giugno del 1998 il Comune di Venezia e la Immobiliare Veneziana S.r.l. (il suo braccio operativo a livello di gestione immobiliare) acquistano la società IL TEATRO S.r.l. proprietaria del complesso architettonico del teatro Toniolo e del condominio ad esso contiguo, facendone il veicolo della ristrutturazione. La società ha governato i lavori di ristrutturazione di concerto con l’Amministrazione Comunale e in particolare con gli Assessorati ai LL.PP., alla Mobilità, all’Urbanistica, alla Produzione Culturale (che ha l’onere della brillante gestione dell’attività). Il processo di trasformazione del manufatto, importante tassello della storia della città, si è legato alle dinamiche urbane con il rinnovamento della via Ospedale e con il prossimo collegamento della sua corte - già occupata negli anni Cinquanta da un cinema all’aperto - con il Centro Culturale Candiani. La vicenda costituisce un positivo esempio metodologico: mentre si costruisce la città di domani si recuperano le tracce di quella di ieri, liberandole dalle incrostazioni del tempo e reimmettendole con rinnovata funzionalità nel circuito del sistema delle strutture culturali pubbliche.
Chiediamo scusa, ma ci pare ora doveroso ricordare coloro che si sono assunti in prima persona delle responsabilità, spendendosi per il buon esito del recupero del Teatro Toniolo. Non lo facciamo per piaggeria, ma come atto dovuto dopo un lavoro difficile, lungo, complesso, logorante, che ha provocato notti insonni a tanti.
       
Innanzitutto i Consigli di Amministrazione della società IL TEATRO S.r.l. Quello del periodo 1998-2000 composto dal Dott. Andrea Martin (Presidente), dal Dott. Franco Bombassei, dall’Ing. Salvatore Vento, che ha avviato le approfondite indagini sul manufatto propedeutiche al successivo progetto.
All’esordio della fase di progettazione ed esecuzione lavori ha dato un contributo determinante l’Assessore alla Cultura Marino Cortese, alla cui determinazione dobbiamo il superamento della fase più delicata perché più densa di imprevisti. Cortese si è impegnato nella giunta Costa e con il Pres. di I.Ve. dott. Arcangelo Boldrin per sostenere l’importante e inatteso sforzo finanziario, che ha portato alla decisione di vendere il condominio di via Ospedale, ad un aumento di capitale della società, all’introduzione di un collegio sindacale ancora oggi in carica, formato da Dottori Commercialisti Marco Sambo (presidente), Andrea Martin e Giuseppe Morino. Impegnativo in questa fase è stato il ruolo del nuovo C.d.A. e specialmente del presidente dott. Franco Bombassei, che, insieme all’Arch. Aldo Bello e alla Dott.ssa Angela Fiorella, ha fatto superare il momento più critico.

È seguita poi una fase di transizione in cui sono comunque continuati gli interventi migliorativi, nonostante fosse già stato raggiunto l’obiettivo di completare la messa a norma del teatro. Il C.d.A. era formato dall’Arch. Gianfranco Vecchiato (Presidente), Avv. Giorgio Chinellato, Arch. Aldo Bello (sostituito poi da Marco Agostini, capo di gabinetto del sindaco Costa).
Nel 2005 la scelta dell’Amministrazione Cacciari di sostituire il C.d.A. con un Amministratore Unico. La scelta del Prof. Ezio Micelli (neo Presidente di I.Ve.) non è stata casuale, infatti la struttura tecnico operativa dell’Immobiliare Veneziana ha assunto un ruolo di primo piano garantendo le condizioni per realizzare il completamento del progetto nonostante le gravi difficoltà finanziarie che caratterizzano la pubblica amministrazione. La prima giunta Cacciari aveva acquisito l’immobile, con la seconda il sindaco ha fatto in modo da chiudere la partita che lui stesso aveva aperto.

Ci sono poi le due squadre di progettisti e ditte esecutrici:
Anni 2001-6
Progetto e D.L.: Ing. Arch. Massimo Bottacin, Arch. Giovanni Leone, Arch. Piero Michieletto, Arch. Marina Morelli, Ing. Giancarlo Rossi
Opere edili: Impresa Tombacco S.r.l.
Restauro: Impresa Dal Pozzo Mario
Impianti elettrici: SITE Impianti S.r.l.
Impianti termici: Bettiolo Impianti S.r.l., Mattiuzzo Ezio S.r.l.
Regolazione e gestione impianti termici: Centro Tecnico Menegazzo S.n.c.
Scenotecnica: Decima S.r.l.
Arredi di sala: Poltrona Frau S.p.a.
Opere fabbrili: Bacciolo S.r.l., Berengo S.p.a., Fratelli de Rossi S.n.c.
Opere in legno: Prolen S.n.c di Pierpaolo Poiazzi e Dino Nonis
Ascensori: SCAM S.r.l.
Rivestimenti: ARIOSTEA S.p.a., PATT S.r.l.
Bonifica Amianto: Uniontecnica S.r.l.
Anno 2007
Prog. e D.L.: Arch. Giovanni Leone (con la collaborazione di Spazio Sud S.r.l. con Ing. Massimo Bottacin, Ciani Engineering S.r.l., Mascheroni Studio Associato)
Opere edili: Camata costruzioni
Impianti elettrici e termici: FbF Impianti S.r.l.
Restauro: Dal Pozzo Mario srl

Tanti sono infine gli attori che hanno agito nell’ombra, dietro le quinte e lontano dalle luci della ribalta, funzionari, operai, giornalisti, dirigenti, collaboratori, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione (c’è sempre stata unanimità di vedute sul Toniolo). Ne citiamo uno per tutti il dott. Vincenzo Sabato, che ha seguito tutta la vicenda del Toniolo prima come Direttore Centrale Programmazione Controllo e poi come Direttore Generale del Comune di Venezia, un alto burocrate nel senso migliore del termine, fine conoscitore “della” e autorevole punto di riferimento “nella” pubblica amministrazione.
Arch. Giovanni Leone
Progettista e D.L.

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